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La storia di una querela

Dopo undici anni di silenzio, è arrivato il momento di spiegare come il direttore responsabile di Augustaonline è stato denunciato per il reato “diffamazione a mezzo stampa” , condannato in primo grado e in appello per un articolo del 2007.

 

Alla luce degli ultimi clamorosi sviluppi dell’inchiesta “Sistema Siracusa” delle procure di Messina e Roma che vede coinvolti magistrati,avvocati, giornalisti, imprenditori. Alcuni protagonisti, mandanti ed esecutori della denuncia, sono implicati nell’inchiesta odierna. Già nei primi anni del 2000, il “sistema Siracusa” era probabilmente attivo. E’ bastato nel corpo di un articolo (1055 parole 5.084 caratteri) un aggettivo, uno solo, senza nessun nome, per spingere un PM a presentare una querela contro il giornalista “da lasciare in mutande“. Oggi il giornalista scomodo, rompendo il silenzio mantenuto in tutti questi anni, solo per deontologia professionale,tramite il legale di fiducia Nino Cacia del foro di Messina che ha seguito questa lunga vicenda, rende nota la storia personale e giudiziaria , sperando possa servire a tutti per riflettere. Il redazionale si divide in tre capitoli per meglio spiegare il momento storico , il clima sociale e politico e la cronologia degli avvenimenti dal dicembre 2007 ai nostri giorni.

 

La genesi 

Il 14 Settembre 2001 parte l’inchiesta “Mare Rosso”, coinvolte 55 persone. Le indagini della Procura della Repubblica di Siracusa finiscono su tutti i media nazionali e internazionali. Dopo le inchieste del Pretore Antonino Condorelli (anni 70/80) , quell’iniziativa destò grande clamore nell’opinione pubblica , i cittadini riposero sull’inchiesta speranze ed aspettative. I vertici della Procura e i titolari dell’inchiesta a proposito degli indagati rilasciavano dichiarazioni del tipo :”hanno agito in disprezzo della vita umana“. Sono stati nominati periti di parte per quantizzare il versamento in mare di sostanze tossiche tra cui il mercurio. 
Tale inchiesta si venne ad intersecare con un altro procedimento che indagava all’epoca su talune malformazioni neonatali della Provincia di Siracusa, in primo luogo della città di Augusta. Secondo la tesi accusatoria del tempo, tali malformazioni potevano essere riconducibili in astratto ad intossicazione di mercurio contenuto nei pesci pescati nella rada di Augusta, tanto da analizzare addirittura anche campioni di capelli delle donne e latte materno. Bisognava trovare il nesso tra inquinamento del mare e patologie. Aumentava tra la gente l’attesa per una risoluzione della questione ambientale. Tutti ricordano come tra l’opinione pubblica montava la protesta e si formavano comitati spontanei a sostegno della Procura. Nascevano così nel 2005 altri 2 procedimenti nei quali venivano iscritti nel registro degli indagati per reato di avvelenamento e lesioni personali gravissime, i responsabili delle società coinvolte EDISON e SYNDIAL Per esigenze tecnico processuali venivano stralciati , aperti altri filoni o procedimenti “minori” ma tutti ricollegabili all’inchiesta madre. 

L’epilogo

Seguirono anni di complesse indagini. Per i procedimenti pendenti con riguardo all’ipotesi di avvelenamento, il PM avanzava richiesta di archiviazione per i dipendenti Enichem il 21 Febbraio 2006; per i dipendenti EDISON il 13 Gennaio 2007 , il GIP accoglie con decreto del 31 Gennaio 2007. Nell’arco di un anno (tra la fine del 2005 e dicembre 2006 ) pur prendendo ” atto dell’infondatezza delle accuse di avvelenamento e lesioni personali gravissime ipotizzate dalla Procura di SR” le aziende Enichem e Syndial “ a titolo di umana solidarietà e a ristoro” , comunicano alla Procura che intendono avanzare proposta di transazione con le persone offese individuate dalla Procura stessa, mettendo a disposizione la somma complessiva di 11 milioni (ENI) e 4,5 milioni (EDISON) oltre alla spese legali ammontanti a 350,000 euro; 
Le aziende scrivono alla Procura di Sr di volere affidare all’avvocato Piero Amara (in carcere su ordine delle Procure di Messina e di Roma nell’ambito dell’inchiesta sul “Sistema Siracusa”) il compito di prendere contatto con il PM Maurizio Musco , titolare di Mare Rosso e con i legali delle persone offese, a cui furono successivamente liquidate somme di denaro promesse quale “ristoro”. La vicenda dell’inquinamento e delle mancate bonifiche è ancora argomento quotidiano, spesso al centro delle cronache. 
L’articolo “incriminato” è del 4 dicembre 2007. L’ articolo definiva un particolare momento di agitazione sociale che ruotava attorno alle malformazioni e ai danni ambientali. La relazione del medico Anselmo Mateddu indicava un probabile nesso tra inquinamento da mercurio della Rada di Augusta e malformazioni. Anni dopo il pediatra augustano Giacinto Franco consigliò alle donne e alle puerpere in particolare, comunque ai residenti nei comuni dell’area industriale, l’analisi del capello per verificare se ci fosse presenza di mercurio. L’articolo non era altro – come sempre – la fedele cronaca di un tumultuoso consiglio comunale che aveva ancora una volta trattato temi ambientali e la paventata realizzazione nel territorio di Augusta di ben 5 impianti di trattamento di rifiuti pericolosi e non, in particolare la costruzione della piattaforma polifunzionale “Oikothen”.
Nel medesimo articolo non fu fatto nessun nome. Questo il passaggio che ha indotto il sostituto procuratore Musco a presentare querela : “Mentre all’amministrazione si misurano punti e virgole, la commissione speciale sull’ambiente, i comitati cittadini, gli ambientalisti non fanno alcun commento sulla vergognosa archiviazione dell’inchiesta “Mare Rosso” che aveva aperto un baratro sugli inconfessabili crimini ambientali perpetrati per decenni da decine di dirigenti del petrolchimico. Una differenza di trattamento che la dice lunga sulla natura politica dell’attacco portato avanti, mentre nel caso della piattaforma il danno deve ancora avvenire, nel caso dell’inquinamento da mercurio ci sono state le prove. Le intercettazioni, una campagna di stampa, gli appelli alle donne e mamme della zona di sottoporsi ai test, ci si era illusi che il vento fosse cambiato, poi improvvisamente ..il nulla, “abbiamo scherzato, ci siamo sbagliati”. Ecco qual è la differenza di giudizio tra una vicenda avvenuta e un impianto che chissà se e quando nascerà“.
Era la cronaca di una situazione politica che oggi, forse con qualche elemento in più di valutazione ormai consacrato in sentenze, andava inquadrata storicamente nello scontro fuori e dentro l’aula tra una potente lobby locale e l’amministrazione comunale dell’epoca. Nessun riferimento ai protagonisti, dentro e fuori da quell’aula. Nessun nome. Ancora oggi, ogni volta che il nostro Direttore si accinge a fare il suo lavoro con la professionalità che l’ha contraddistinto in circa 40 anni di attività, di cui gli ultimi 26 alla direzione di Augustaonline.it, siamo certi che quotidianamente si chiede dove starebbe questa diffamazione. 
Tutto girava attorno alla questione ambientale, ed in particolare sulla famigerata piattaforma Oikothen. Per tale vicenda la stessa Procura – come si ricorderà – aprì un fascicolo e portò a giudizio il sindaco Massimo Carrubba e il suo vice Nunzio Perrotta. La frase : “Una differenza di trattamento che la dice lunga sulla natura politica dell’attacco portato avanti” è evidente che si riferisce solo ed esclusivamente alla politica. E non poteva essere altrimenti. La potenza del pensiero, dello spirito critico, l’obiettività, l’importanza dell’argomento e l’attenzione dell’opinione pubblica, nel pieno rispetto di quell’articolo 21 della Costituzione Italiana :”Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure“.
Quel concetto di diversità di visione politica e forse anche quello che – oggi – potrebbe essere letto come un attacco all’Amministrazione sulla vicenda Oikothen, è confermato dalla conclusione dei processi a carico di Perrotta e Carrubba. Entrambi infatti sono stati poi assolti con formule ampiamente assolutorie dall’accusa “abuso d’ufficio e tentata concussione” nei confronti di un dirigente del Comune di Augusta. Reati che secondo l’accusa sarebbero stati commessi durante l’iter amministrativo della realizzazione di una piattaforma polifunzionale per rifiuti pericolosi e non. Una conclusione che si ipotizzava oltre 10 anni fa anni fa con quell’articolo finito “sotto processo”.
Il direttore responsabile di Augustaonline è stato vittima del Sistema Siracusa. Un gruppo di potere che agiva in associazione, all’interno della Procura di Siracusa, come ipotizzato oggi dalle indagini delle Procure di Messina e Roma. Il giornalista era uno dei tanti “nemici” da abbattere. Nel rispetto del concetto “colpirne uno per educarne cento“. Per vicende simili, denunce e indagini come metodo di punizione, forse anche di intimidazione, per piegarsi. Il professionista, “l’artigiano del giornalismo che ama scrivere le notizie parola dopo parola” – come si legge sul suo profilo Facebook – è consapevole di essere stato in buona compagnia con poliziotti, magistrati, amministratori, imprenditori che in questi ultimi 18 anni hanno attraversato la strada di una potente lobby di cui oggi compare un quadro esaustivo, forse non del tutto completo. 

Questo un breve riepilogo cronologico di questi ultimi dieci anni:

– Agosto 2007 – vicenda Villa Milena ( Pasquale Alongi – Dirigente commissariato Polizia di Stato denuncia Musco per abuso di potere nei confronti di due poliziotti ) 
– 4 dicembre 2007 – articolo Augustaonline.it “Consiglio, sulla piattaforma un round a favore del sindaco” (cronaca di una seduta comunale sui risultati di una commissione speciale che doveva analizzare la situazione ambientale rispetto alla salute pubblica).
– 18 dicembre 2007 – La Procura di Siracusa ordina l’iscrizione del giornalista D’Anna nel registro degli indagati, ad avviso del difesa in palese violazione articolo 11 c.p.p. , in assenza della querela della parte offesa. 
– 20 dicembre 2007 – Il procuratore della Repubblica di Siracusa come risulta dagli atti del processo, invece di trasmettere gli atti alla Procura di Messina (ex art. 11 c.p.p.) ha trasmesso una delega alla Polizia giudiziaria per l’espletamento di alcuni accertamenti.
– 26 Gennaio 2008 – D’Anna è convocato dalla Procura di Siracusa come “persona informata sui fatti”, interrogato senza legale e senza sapere il motivo per cui è stato convocato. 
– Febbraio 2008 – dopo avere svolto indagini, come risulta dagli atti del processo, in palese violazione dell’articolo 11 c.p.p. e in assenza di condizioni di procedibilità, il Procuratore capo della procura di Siracusa comunicava al proprio sostituto Musco il contenuto dell’articolo invitando il magistrato a comunicare le intenzioni circa la volontà di proporre querela ai danni del giornalista.
– 02 Marzo 2008 Il giornalista riceve dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina (per competenza territoriale come prevede la legge) un avviso di conclusione delle indagini preliminari “per il reato art.595 comma 3, finalmente da quest’ atto il giornalista scopre che è stato denunciato da Maurizio Musco per diffamazione a mezzo stampa. Il giornalista, nonostante l’articolo non contenga chiari riferimenti alla persona ritenuta offesa, non avendo mai avuto l’intenzione di offendere o danneggiare nessuno, tenta invano una conciliazione tramite due legali, Ettore Di Giovanni di Siracusa e Puccio Forestiere di Augusta. In entrambe i casi la risposta della controparte è stata “io questo lo devo lasciare in mutande“.
– Novembre 2008 Musco si costituisce Parte civile è nomina suo legale Carmelo Peluso di Catania. Il giornalista chiede all’avvocato Forestiere di essere difeso, ma quest’ultimo declina per impegni personali. Allora D’Anna , tramite un collega giornalista di Messina, Nuccio Anselmo, conosce e nomina suo legale di fiducia l’avvocato Nino Cacia del Foro di Messina dove si svolgerà il processo.
– il 15 dicembre 2008 inizia a Messina il processo al giornalista davanti al giudice monocratico Daniela Urbani.
– il 13 maggio 2010 (dopo 16 mesi) – Durante l’udienza , il giornalista imputato rilascia una lunga dichiarazione spontanea alla presenza di Musco. Ha ripetuto che non ha mai “avuto la volontà di danneggiare o diffamare nessuno“, lo stesso Musco a una domanda del pubblico ministero :”Ha mai ricevuto attacchi a mezzo stampa dal presente imputato” risponde “No”. Dall’udienza e dalle dichiarazioni si evince che manca la netta volontarietà del reato. La difesa fa notare che le indagini su D’Anna le doveva svolgere la Procura del Tribunale di Messina e non come erroneamente avvenuto la Procura di Siracusa, senza assistenza di un legale. In sostanza D’Anna quando è stato interrogato, a sua insaputa, era verosimilmente già iscritto nel registro degli indagati, in palese violazione di Legge. Durante le fasi conclusive del dibattimento il Pubblico Ministero del Tribunale di Messina chiede per l’imputato “assoluzione per non aver commesso il fatto“. Nella serata, all’uscita dalla camera di consiglio, l’avvocato Cacia , amareggiato, comunica al giornalista invece l’inaspettato verdetto: condanna a “3.000 euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni alla parte civile da liquidarsi in separata sede“.
– il 28 dicembre 2010 – Il Tribunale deposita le motivazioni della condanna. L’avvocato Nino Cacia presenta immediatamente la richiesta d’Appello avverso alla condanna in primo grado del giornalista. 
– Tra il 2010 e il 2011 la procura di Siracusa, dove era arrivato come nuovo procuratore Rossi, ha aperto nove procedimenti penali contro Pasquale Alongi (arrestato insieme con altri due poliziotti Marino e Agliolo); 
– 29.11.2013 – Assoluzione Perrotta – Processo Oikothen .
– 30.10.2014 – GIP tribunale di Messina Daniela Urbani (lo stesso giudice che ha giudicato D’Anna) dispone archiviazione denuncia per diffamazione di Musco contro Direttore e Vice della testata La Civetta di Siracusa.
– Gennaio 2016 – Assoluzione Carrubba – Processo Oikothen. (Pubblico ministero Antonino Nicastro). Carrubba chiederà danni in separata sede alla parte civile,l’ex dirigente ecologia del comune di Augusta Roberto Passanisi. 
– Febbraio 2017 – Corte cassazione Condanna Musco a 18 mesi ed al risarcimento del danno alle parti civili Perrotta e Carrubba da quantificarsi in separata sede per un filone della vicenda Oikothen. 
– 15.02.2017 – Dopo sei anni e otto mesi di vana attesa dell’Appello. Il giornalista D’Anna scrive alla Corte d’Appello di Messina e rinuncia alla prescrizione non perché teme l’annunciata richiesta di risarcimento danni in sede civile ( che la controparte Musco ha sempre avanzato a persone vicine a lui) ma perché consapevole della propria innocenza ……e chiede di essere processato dimostrando un grande senso di fiducia nei confronti della legge e della Giustizia. 
– Giugno 2017 La Seconda Sezione Penale del Tribunale di Messina, presieduta dal Dott. Mario Samperi, a latere Rosa Calabrò e Valeria Curatolo ha assolto con la formula “perché il fatto non sussiste” il Vice Questore di P.S. Pasquale Alongi, l’Ispettore Francesco Marino e l’Ass. Capo Rosario Agliolo, tutti all’epoca in servizio presso il Commissariato di Augusta che erano stati indagati dalla Procura di Siracusa.
– 13 luglio 2017 – Udienza d’appello per il giornalista D’Anna che intanto, tramite il legale di fiducia, avvocato Cacia, ha presentato ulteriore documentazione a sua discolpa .Anche la Corte d’Appello conferma la condanna di I° grado ma sorvola sulle palesi violazioni sopra citate che la Procura di Siracusa avrebbe commesso (art. 11 c.p.p.). Cosa ancora più sorprendente è la “condanna contestuale” emessa dal collegio giudicante presieduto dal giudice Alfredo Sicuro.
– 24 luglio 2017 – L’avvocato Nino Cacia presenta Ricorso per Cassazione – Il ricorso si basa sempre su alcuni punti fondamentali : “Le indagini sono state eseguite in violazione dell’articolo 11 c.p.p. , in assenza di querela della persona offesa , interrogatorio del giornalista , già indagato, senza l’assistenza del difensore, invito dell’allora Procuratore rivolto al sostituto Musco a denunciare il giornalista dopo che erano state effettuate le indagini. Un “modus operandi” della parte offesa all’epoca dei fatti, forse “disinvolto” eufemisticamente e già oggetto di censura come risulta da sentenza, già prodotta in giudizio d’appello, divenuta irrevocabile il 23.02.2017 (cioè la sentenza di condanna emessa dalla Cassazione nei confronti del Musco). I fatti accertati in questa sentenza – continua Cacia – sebbene non strettamente connessi a quelli in oggetto del procedimento odierno, svelano le reali ragioni per le quali la parte civile si sia tanto scaldata per la pubblicazione di un articolo dove non viene neanche menzionato“.
– 26 Luglio 2017 – Musco dichiara alla testata Srlive.it di Siracusa “Per quanto riguarda la condanna in appello del giornalista D’Anna aspetto un eventuale ricorso per cassazione ma, avendo letto le motivazioni, ritengo improbabile che ciò avvenga“. 
“Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco” . Il ricorso è stato presentato . Il Direttore responsabile della storica testata on-line augustana rimane sereno in attesa del ricorso presentato in Cassazione. Nonostante tutto, bisogna sempre avere fiducia nella giustizia. Questa è la storia di una querela che attraversa un arco di tempo di oltre dieci anni. Era giusto raccontarla a beneficio dei lettori e quanti seguono da decenni il lavoro di un giornalista sempre attento e obiettivo nel suo lavoro. 

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Redazione

Quotidiano on line di informazione fondato da Gianni D'Anna nel 1992 , prima testata on line di Augusta .Registrata al tribunale di Siracusa al n.06/2001.

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