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La polemica sul relitto dei migranti sull’asse Augusta-Milano

Ieri a Milano la manifestazione per dire no al trasferimento dell’Università dove dovrebbe andare , in un secondo momento, il relitto del barcone dei migranti che attualmente si trova ad Augusta.

 

 

20 aprile 2018 – Ieri a Milano un corteo  da piazza Leonardo da Vinci per dire NO al trasferimento delle facoltà scientifiche a Rho. In quegli stessi spazi liberati qualcuno ha pensato di posizionare  il relitto di un barcone affondato che trasportava migranti  recuperato dal fondo del mare nel 2016.     Un intero quartiere contro l’espianto dell’università.  Ma cosa c’entra Milano con Augusta?  Perchè si parla della “rotta” Augusta – Milano?  Qualcuno ha pensato di  posizionare nel  cortile dell’ex facoltà di Veterinaria, in via Celoria quel barcone di migranti recuperato in fondo al mare.   Per il suo trasferimento da Augusta alla città meneghina  sono stati stanziati 600 mila euro  grazie a un emendamento  della deputata PD  Quartapelle che ha pensato  di creare un ipotetico Museo dei diritti umani.  Dietro  l’iniziativa pare ci sia anche il  favore di Cristina Cattaneo del Dipartimento di Medicina Legale che ha coordinato  il lavoro di una banca dati del DNA con i resti umani  recuperati nel barcone della morte.  Sull’asse Augusta-Milano  si alimenta una polemica sulla reale utilità di tale trasferimento “innaturale”. 

Lo scrive Marina Romanò  sulla testata ArcipelagoMilano : ” Un intero quartiere subirebbe  un grave espianto di servizi pubblici come l’Università Statale . Senza nulla togliere al lodevole progetto, del Museo dei diritti Umani , resta da chiedersi se non abbia invece ragione il “Comitato 18 Aprile” di Augusta, sorto nel 2016, di cui fanno parte vari cittadini partecipi e attivi sul fronte della migrazione, oltre che la Cgil e Legambiente, e sostenuto da parroci e dalla sindaca Cettina Di Pietro. In un comunicato stampa del 18 dicembre 2017 sostiene che quei soldi  per il trasferimento del relitto avrebbero potuto essere utilizzati per salvare vite umane e, soprattutto, ribadisce che il “Giardino della memoria” gli abitanti di Augusta lo vorrebbero giustamente a casa loro, visto che è proprio la comunità siciliana che si è distinta nella solidarietà nei confronti dei migranti. I giovani democratici siciliani hanno già espresso la loro contrarietà a tale progetto“.

E’ noto che il “Comitato 18 aprile”, istituito spontaneamente ad Augusta l’indomani dell’arrivo del relitto nel porto di Augusta, ha subito chiesto che il relitto rimanesse ad Augusta in un luogo  denominato “Giardino della memoria”.  Nonostante alla nostra richiesta si siano associate tante persone della comunità cittadina, l’Amministrazione Comunale ed il Consiglio Comunale di Augusta con atti ufficiali e mozioni approvate all’unanimità, si è invece stabilito che esso venga trasferito a Milano, nell’area di Città Studi, per far parte del Museo dei Diritti Umani. A tale scopo nella Legge Finanziaria 2018 si è autorizzata la spesa di 600.000 euro affinché il Ministero della Difesa effettui il trasferimento del relitto.

Non intendiamo rivendicare inutili primati,  – riferisce una nota del Comitato – né sminuire il valore dell’inserimento del barcone nel progetto di un Museo dei Diritti Umani a Milano, ma restiamo convinti che ha un altrettanto importante valore mantenere qui ad Augusta questo simbolo del fenomeno più drammatico dei nostri tempi, per serbare la memoria del tragico naufragio del 2015, ma anche per sostenere ed alimentare la solidarietà che gli abitanti di Augusta hanno dimostrato e dimostrano nei confronti di chi è costretto a lasciare il proprio paese“.

Lo scorso 18 aprile, ricorreva il terzo anniversario dell’affondamento del barcone nelle acque del Canale di Sicilia. In quel drammatico evento, finora il più grave del secolo, persero la vita circa 700 migranti. Quel relitto ricordiamo fini in fondo al Mediterraneo a oltre 400 metri di profondità. In qualunque altra parte del mondo riteniamo il mare sarebbe stata l’eterna “tomba” per quelle vittime di una tragedia che pesa sulle coscienze di chi avrebbe il dovere di mettere in atto tutte le misure per evitare simili tragedie più volte accadute nel Mediterraneo. Quel barcone fu recuperato per volere del Governo italiano che ha speso oltre 20 milioni per la complessa operazione di recupero del relitto e dei resti umani che dovevano anche servire per organizzare una improbabile banca dati di DNA. Quel barcone rimane custodito dal 30 giugno 2016 in uno spazio della Marina Militare nella Rada Megarese. Attorno a quel relitto, dopo una inopportuna quanto costosa operazione di recupero, da tempo si è aperta uno contesa sul suo “postumo” utilizzo. Il comitato “18 Aprile” di Augusta ha ripetutamente chiesto “ai Presidenti del Consiglio che si sono succeduti, ai ministri competenti e alle istituzioni locali che il relitto del peschereccio non sia né demolito né trasferito altrove. Chiediamo che rimanga ad Augusta e sia collocato in un’area dove realizzare il “Giardino della Memoria” dedicato alle vittime delle migrazioni di tutti i tempi”   perchè il porto di Augusta per anni è stato punto di sbarco di decine di migliaia di migranti.

È qui, nell’isola, nel primo fronte di sbarco delle persone migranti,  – sostiene Cettina Saraceno , portavoce del comitato 18 Aprile – che abbiamo bisogno anche di ciò che rappresenta il relitto per promuovere la cultura dell’accoglienza, per fare informazione sulle migrazioni e sulle sue cause, per chiedere che sia data la necessaria priorità alla tutela dei diritti umani e per esigere politiche che favoriscano la pace anziché alimentare la guerra.” – 2018 © www.augustaonline.it

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Redazione

Quotidiano on line di informazione fondato da Gianni D'Anna nel 1992 , prima testata on line di Augusta .Registrata al tribunale di Siracusa al n.06/2001.

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