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Augusta : Le tradizioni della settimana Santa

I riti della Settimana Santa ad Augusta affondano le loro radici nel periodo della dominazione spagnola in Sicilia intorno al 1600.

 

In quell’epoca uomini, di diverse condizioni sociali, che praticavano diversi arti e mestieri trasformarono le antiche corporazioni medievali in società di mutuo soccorso (le attuali confraternite). Anticamente, fino agli anni 50,  Augusta erano presenti circa venti confraternite; ora esse sono in numero molto inferiore. Attualmente sono sette le confraternite che hanno parte attiva e partecipano ai rituali della Settimana Santa: la Confraternita di Sant’ Andrea dell’antico ceto dei pescatori detti in gergo augustano “Sardari”; la Madonna Odigitria nota nota agli augustani  come Itria , dell’antico ceto dei “Giardinieri e contadini”; San Giuseppe dei “Mastri d’ascia”; l’Annunziata dei naviganti conosciuti come “Fuluari”; il SS. Sacramento semplicemente indicata “La Cena” dei “Massari”; l’Addolorata e infine l’Immacolata, una volta appartenente all’antico ceto nobiliare.<br>

Durante la Settimana Santa e precisamente la Domenica delle Palme inizia la serie di processioni delle varie confraternite per rendere omaggio a Gesù Eucaristia solennemente esposto in Chiesa Madre per il tradizionale Quarantore. Ad aprire il ciclo di adorazione è la Confraternita dell’Itria, che recando in processione le proprie insegne e la piccola statua della Madonna Odigitria (colei che indica la strada) sorretta su una trave da due monaci, si reca nella Chiesa Madre  per il proprio turno di adorazione. Terminato il momento di preghiera attorno al SS. Sacramento, dopo un breve giro per le vie del centro storico, la  confraternita rientra nella propria chiesa di appartenenza sita all’angolo fra la Via P.pe Umberto e la Via Garibaldi.
Il Lunedì Santo è la Confraternita di San Giuseppe a rendere omaggio al SS. Sacramento solennemente esposto in Chiesa Madre. Portando processionalmente le proprie insegne e la piccola statua di  “San Gisippuzzu”, per le sue minute proporzioni rispetto al simulacro che viene portato in processione la terza Domenica dopo Pasqua. Dopo il proprio turno di adorazione e un breve giro per le strade  i confrati fanno rientro nella propria chiesa di Via Garibaldi.
Il Martedì Santo sono i confrati dell’Annunziata e di Sant’ Andrea a recarsi processionalmente in Chiesa Madre con le proprie insegne e le effigi dell’Annunciazione e di Sant’ Andrea apostolo per il proprio turno di adorazione. Così come le precedenti confraternite, dopo un breve percorso per le vie cittadine, rientrano rispettivamente nelle chiese di appartenenza in Via Garibaldi la prima e in Via Principe Umberto la seconda.
Il Mercoledì Santo chiude il ciclo delle adorazioni la Confraternita del SS. Sacramento. Dopo l’uscita dalla propria chiesa di appartenenza, la Chiesa Madre, e un breve giro per le vie di Augusta portando le proprie insegne e un gruppo statuario raffigurante la Cena di Emmaus, essa fa rientro per la solenne benedizione eucaristica, che il sacerdote impartisce alla città e ai fedeli presenti dopo un breve giro della Piazza Duomo con le Sacre Specie al termine della processione.
Il Giovedì Santo, al tramonto, inizia il Triduo Pasquale. In tutte le Chiese parrocchiali si celebra la messa in “Coena Domini”, della “Cena del Signore” ovvero la celebrazione eucaristica in cui si fa memoria dell’istituzione dei sacramenti dell’ Eucarestia e del Sacerdozio da parte del Signore la sera prima della sua passione. All’interno della stessa messa ha anche luogo la rievocazione della “lavanda dei piedi”, il grande gesto di umiltà compiuto dal Divino Maestro ai suoi discepoli per sottolineare la dimensione del servizio e del sacrificio di ogni cristiano per la vita altrui.
Al termine di tale celebrazione coloro che hanno impersonato i dodici apostoli, di solito un gruppo di ragazzi/e, ricevono un pane ricoperto di glassa e diavolicchi noto come “u cavaddu d’Apostuli”, proprio per la sua forma a mezzaluna. Dopo la “Messa in Coena Domini” è la solenne deposizione del SS. Sacramento. L’Eucarestia, riposta dentro un’urna, viene esposta all’adorazione dei fedeli in luogo debitamente ornato, con fiori e “laureddu”(grano germogliato). Proprio per il fatto che le Sacre Specie, nelle varie chiese, vengono riposte dentro queste urne la gente impropriamente li chiama, da tempo immemorabile, “Sepolcri”.
La tradizione popolare vuole che essi vengano visitati in numero dispari a simboleggiare il numero delle piaghe di Cristo. Particolarmente toccante ed emozionante e allo stesso tempo struggente è il momento successivo alla chiusura delle chiese al termine dell’adorazione eucaristica. A partire dalla mezzanotte si ode infatti per le vie del paese il suono acuto e funereo di una tromba seguito dal cupo e ossessionante rullare di un tamburo.
La tradizione popolare ha identificato il suono della tromba con il lamento della Vergine Maria alla ricerca dell’amato Figlio, il famoso “Turi o Turi!”.
Secondo la versione dello studioso di storia patria,  Elio Salerno, essi sono la rievocazione del rimorso di Pietro per aver rinnegato il Divino Maestro, il tamburo e il canto del gallo la tromba.
È senza dubbio la lunga giornata del Venerdì Santo che maggiormente coinvolge emotivamente gli animi degli augustani con la doppia processione del Cristo morto ,alle  5 del mattino e da sera.
All’alba tutti accorrono alla chiesa di San Giuseppe per assistere all’uscita del Cristo morto portato dai confrati che vestono un abito penitenziale di foggia spagnolesca.

Il Cristo morto, adagiato in un letto di purpuree camelie, viene portato in processione per le vie cittadine entrando in tutte le chiese in cui la sera prima (il Giovedì Santo) è stato allestito il “Sepolcro”. Il significato di tale processione, apparentemente anti-liturgica agli occhi della gente, in quanto cioè non segue temporalmente la morte di Gesù, non lo è affatto. Essa è una processione eucaristica, poiché i confrati di San Giuseppe vanno a rendere l’ultimo omaggio a Gesù Eucarestia in forma comunitaria, come da secolare tradizione. In passato infatti, i confrati non ritenendo opportuno portare in processione  la piccola statua di San Giuseppe, vista la particolarità del momento religioso, decisero di portare in processione un Cristo morto.
La sera sul piazzale di Levante (Piazza delle Grazie), alla fine dell’antica Via del Calvario (attuale Via Roma), una folla enorme assiste alla tradizionale “A scisa ‘a cruci”. Dopo una breve omelia pronunciata da un sacerdote, il simulacro del Cristo crocifisso eretto nel suddetto piazzale, viene schiodato dai confrati dell’Immacolata e deposto in una teca di vetro, anch’essa, come quella della processione mattutina, adornata di camelie. Subito dopo, all’angolo tra Via Xiacche e Via Xifonia avviene “l’Incontru”. Il simulacro dell’Addolorata, tra un mesto brusio della folla trepidante in attesa di tale commovente momento, uscendo da Via Xiacche va incontro al Cristo morto proseguendo insieme fino alla “Spartenza”, che avviene puntualmente nel quadrivio tra Via Roma e Via Xifonia. Giunti al punto descritto in precedenza, dopo una breve omelia, i due simulacri fanno ritorno alle chiese di appartenenza.
Alle varie processioni che caratterizzano la Settimana Santa  prendono parte molti bambini vestiti da “santi” particolarmente venerati in Augusta come San Giuseppe, San Domenico, Santa Rita, San Francesco, Santa Bernadette o anche bambine vestite di Veronica, Immacolata, Madonna di Lourdes, del Carmine o più semplicemente di Addolorata. Il Sabato Santo è giorno di lutto e di silenzio per la chiesa universale che fa memoria delle spoglie del Signore deposte nel sepolcro in attesa della sua gloriosa risurrezione.
La notte del Sabato Santo tutti i fedeli si recano in chiesa per la grande veglia pasquale nella quale, attraverso la liturgia della luce e il canto dell’Exultet, si celebra la vittoria di Cristo sul male, sul peccato e sulla morte.
Dolci tipici della tradizione pasquale sono le uova di cioccolato con relativa sorpresa, cassatelle di ricotta, miele e cannella e i “picureddi” di zucchero o pasta reale simboleggianti l’Agnello di Dio immolato per la salvezza del mondo. – Gioacchino Cacciaguerra © www.augustaonline.it



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Redazione

Quotidiano on line di informazione fondato da Gianni D'Anna nel 1992 , prima testata on line di Augusta .Registrata al tribunale di Siracusa al n.06/2001.

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