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Aia Raffineria Esso . Un altro piccolo passo avanti

02 marzo 2018 – “Il gruppo istruttore  sulla base delle  considerazioni esposte  precedentemente ritiene che la proposta da gestore (Raffineria Esso)  sia accoglibile . Si ritiene – si legge nel documento finale trasmesso alle parti –  che tale modifica non sia sostanziale  in quanto non comporta  il superamento delle soglie  e non determina effetti negativi e significativi sull’ambiente  e dispone al tempo le seguenti prescrizioni :  (Fase 1) Entro l’ottobre 2018  copertura canale di adduzione della vasca API , installazione di coperture  di alluminio a nido d’ape, galleggianti,skimmer, copertura fissa  nella vasca, estensione della copertura  del bacino. (Fase 2) Entro settembre 2019 completamento della copertura di tutte le sezioni interessate“.  Questo il parere istruttorio conclusivo della Direzione generale per le Via / III Divisione Rischio rilevante e Aia del Ministero per l’Ambiente , che ha esaminato la  modifica dell’Autorizzazione di Impatto Ambientale  ID 84/1182  presentata dalla Esso Raffineria di Augusta nel settembre 2011.  Era stata la stessa Esso a chiedere una revisione in vista del già programmato progetto di copertura delle vasche delle acque di scarto. Anche se come evidenziato dall’azienda  recentemente “non sarebbe previsto dalle normative (BAT)  sensi della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle emissioni industriali”. Nulla di nuovo o eclatante comunque. La prescrizione della copertura delle acque di lavorazione è già risaputa, non è certo una novità. Un lungo iter burocratico  all’italiana che tiene sulla corda aziende e territorio. Una vicenda che inizia nel settembre 2011. Al  tavolo i sindaci pro-tempore  di Augusta e  Melilli ,  il dirigente dell’ex provincia , i rappresentanti della società petrolifera e il rappresentante dell’assessorato regionale Territorio e Ambiente pro-tempore . I sindaci nel frattempo sono cambiati così, probabilmente, gli attori della regione.  La sensibilità ambientale è cambiata , così come le norme . Si tratta di un’autorizzazione ministeriale cui sono sottoposti tutti gli impianti industriali che devono operare nel nostro Paese nel rispetto delle leggi in materia ambientale. L’Aia, in sostanza , si compone principalmente di due documenti il Parere istruttorio conclusivo(PIC) e il Piano di monitoraggio e controllo (PMC). Il primo documento è quello ufficiale che poi è pubblicato in Gazzetta ufficiale. Il secondo è quello che contiene una serie di “istruzioni” tecniche, il “cosa fare” che è dettato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) incaricato dal ministero Ambiente. Una serie di norme tecniche cui la società deve attenersi durante le lavorazioni : approvvigionamento materie prime; monitoraggio emissioni in atmosfera/acqua/suolo; monitoraggio dei rifiuti, rumori, odori; metodi di controllo, chimici e fisici, impianti e apparecchiature, serbatoi. L’atto finale è rappresentato dalla comunicazione al ministero e alla società interessata del piano di monitoraggio e controllo.
L’Aia della raffineria Esso di Augusta è stata avviata nel 2011. Nel corso dell’iter pare ci siano stati alcuni problemi di carattere”comunicativo”, in pratica l’Ispra pare non abbia inviato , come prescrive la norma, il Piano di monitoraggio e controllo all’azienda. I tempi della burocrazia italiana sono noti in tutto il mondo, i giorni e i mesi diventano anni. Nell’ottobre 2014 il documento PMC continua a mantenere i “refusi” iniziali. La proprietà della raffineria scrive al ministero, quest’ultimo ammette alcuni errori da parte dell’Ispra. Bisogna riscrivere il PMC che sarà pronto nel o 2015 quando alcuni sindaci sulla scia delle proteste dei cittadini su continui disturbi odorigeni hanno chiesto alcune verifiche e una revisione.  I meccanismi  tecnici e burocratici di un’autorizzazione sono complessi e delicati, comunque alla luce del sole, sotto il controllo dello Stato centrale e della Comunità europea. Non siamo certo nel periodo oscurantista degli anni ’70, all’epoca dei controlli “superficiali” rimasto  nell’immaginario collettivo. La  vicenda burocratica dell’iter AIA, vista con sospetto nelle discussioni al bar e nelle pagine dei social network, coinvolge  centinaia di persone, professionisti, tecnici e funzionari statali.   Sembrano inopportune certe prese di posizione odierne su questioni tecniche che esulano dagli argomenti sul tavolo :copertura delle vasche delle acque di lavaggio, null’altro.  Purtroppo esiste anche una buona dose di protagonismo politico/elettorale che fa dire cose che in realtà non esistono, solo per creare il “caso” a beneficio di articoli “copia e incolla” sulla stampa locale.  I sindaci comunque hanno in mano altri strumenti  se vogliono cautelare e difendere la salute dei cittadini. Per porre fine alla “caccia alle streghe”, per segnalare gli inquinatori . Occorrerebbe un atto imprescindibile , uno strumento che tutti i comuni hanno in mano e che non utilizzano : il censimento dei punti di emissione , dalle piccole attività alle grandi industrie.  Le micro-emissioni di centinaia di attività commerciali/artigianali che spesso passano inosservate. Senza un censimento comunale tutto rimane nel vago, sparare nel mucchio non è mai servito a nessuno e non risolve il problema. Per concludere, da decenni indichiamo tra i maggiori dei mali ambientali, colpevoli di numerose patologie, il traffico urbano o peggio ancora la mancanza di depurazione delle acque reflue. Ma non si vedono in giro per la rete o nelle strade grandi movimenti di protesta per la mancata depurazione. –  Gianni D’Anna 2018 © www.augustaonline.it

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Gianni D'Anna

Un artigiano del giornalismo che ama scrivere le notizie parola dopo parola. Isolano convinto...

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