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LA RAPPRESENTANZA NEI POSTI DI LAVORO L'imminenza delle elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie in provincia di Siracusa sono occasione per le riflessioni di Alessandro Mascia che pubblichiamo.
24 ottobre 2011 - Frapporsi tra cocchiere e cavalli - tra chi dal lavoro trae profitti e chi sostentamento - è il ruolo naturale del sindacato. Padroni e subordinati, protagonisti indissolubili del mondo produttivo, interessati alla stessa linfa vitale: il Lavoro. È la greppia ( nelle stalle, rastrelliera di legno per il fieno o la paglia, posta sopra la mangiatoia - ndr) a fare la differenza. Chi ce l'ha più grande, ovvio: quella del padrone è lauta per definizione. E chi si deve accontentare di meno. Ma quanto meno? Per fortuna - direbbe qualcuno - ci sono i contratti di lavoro, quelli collettivi, che abbracciano interi gruppi di appartenenza. Ogni contratto ha le proprie unità di misura e il padrone tanto legge sulla pagina del salario e tanto dà fino a colmare lo staio. Questo è un inattaccabile esempio di giustizia, di ligio rispetto delle regole. Il padrone dà il giusto. Si diceva, quant'è il "meno"? È socialmente giusto o è apparentato con "poco" e "insufficiente"? Nel qual caso nessun contratto di lavoro potrebbe aver ragione sui brontolii dello stomaco.
Il sindacato funge anche da presidio oculistico in occasione delle contrattazioni a tutti i livelli. È, a un tempo, cannocchiale per guardare lontano, specchio per non dimenticare, occhiale per vedere nitidamente la realtà, e microscopio per non lasciare fuori dal mondo dei diritti i lavoratori detti atipici. E i più atipici tra gli atipici: i disoccupati. Che a rigore di detta giustizia giusta dovrebbero a mala pena riuscire a dissetarsi presso le pubbliche fontane, ma mangiare no! Mangiare costa e chi non ha denaro non può acquistare: è una regola semplice quanto impietosa. Solo la solidarietà sociale, tipica dell'Homo Sapiens, offre brevi, ancorché vitali, boccate d'ossigeno ai senza lavoro. La società del futuro non si costruisce né con disperate corse ai profitti, né con irrigidimenti su posizioni ideologiche. La lotta sindacale, senza nulla togliere alla sostanza, dovrebbe essere per lo meno virgolettata. Per questioni di forma, diciamo, giacché per l'Homo Sapiens lottare non significa solo brandire la clava o elettrizzare gli animi in fabbrica rievocando forze di comuni intenti, potenza muscolare, fiato ai fischietti. Una tra le scelte dotata di maggiore forza persuasiva, di un buon ritorno mediatico. Ancora più efficace se trova spazio in una strategia sindacale di più ampio respiro mirata a coniugare le necessità, debitamente sbozzate di eccessi e stravaganze, dei protagonisti principali della storia del Lavoro.
Alessandro Mascia
RSU vuol dire Rappresentanza Sindacale Unitaria. E' un organismo sindacale che esiste in ogni luogo di lavoro pubblico e privato ed è costituito da non meno di tre persone elette da tutti i lavoratori iscritti e non iscritti al sindacato.La RSU si forma con le elezioni. Le procedure sono regolate principalmente dall'Accordo Quadro e prevedono la partecipazione al voto di almeno il 50% +1 degli elettori. In caso contrario la RSU non si costituisce e occorre indire nuove elezioni. È questo il primo passo della sua legittimazione.
I componenti delle RSU sono eletti su liste del sindacato ma possono anche essere non iscritti a quel sindacato, in ogni caso gli eletti rappresentano tutti i lavoratori non il sindacato nella cui lista sono stati eletti.Chi è eletto nella RSU, tuttavia, non è un funzionario del sindacato, ma una lavoratrice o un lavoratore che svolge un preciso ruolo: rappresenta le esigenze dei lavoratori senza con ciò diventare un sindacalista di professione. La RSU, dunque, tutela i lavoratori collettivamente, controllando l'applicazione del contratto o trasformando in una vertenza un particolare problema.
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