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La monnezza puzza, i soldi no. Bisogna cambiare rotta.

16 marzo 2017 - "Prendi una tonnellata di rifiuti, la porti in discarica a pagamento. I rifiuti sono "lavorati", suddivisi, impacchettati e venduti all'estero come combustibile. Il gioco è fatto con un discreto margine di guadagno per chi esegue la prestidigitazione . Gli unici a non capirlo sono i siciliani che continuano a trattare la loro monnezza come scarti e non come preziosa merce. Senza la raccolta differenziata che li potrebbe liberare dalla schiavitù di una tassa iniqua e assai dispendiosa, la monnezza dei siciliani continuerà a puzzare e ci sarà sempre chi , pagato per ricevere i rifiuti, si arricchirà alle loro spalle".
Un concetto che è l'argomento di una nota dello scorso agosto sul profilo mio personale Facebook. Le indagini erano già in corso: documenti, intercettazioni telefoniche e ambientali. La giustizia è lenta ma arriva. Adesso questa grande mole di documentazione dovrà essere verificata e sarà argomento delle udienze in tribunale. Questa mattina alcune decine di cittadini si sono ritrovati all'ingresso della discarica di Melilli al centro dell'indagine, per un sit-in spontaneo, per sottolineare, qualora ce ne fosse bisogno, la preoccupazione delle popolazioni residenti al fenomeno discariche di rifiuti pericolosi.
La discarica è utilizzata anche dal Comune di Augusta che lo scorso 3 febbraio ha deliberato di "impegnare a seguito della costituzione di obbligazione giuridicamente perfezionata nei confronti della Società Cisma Ambiente SpA, per il conferimento dal 27/01/2017 al 31/03/2017 dei rifiuti solidi urbani e assimilati non pericolosi provenienti dal territorio comunale, presso l'impianto ubicato a Melilli , in contrada Bagali la somma di 363 mila euro IVA compresa al 10%, al cap. 5830 destinato a "Smaltimento rifiuti in discarica di terzi" del bilancio 2017 , con esigibilità nell'esercizio 2017".
Intanto l'operazione Piramide, della DDA di Catania, ha prodotto questo bilancio : 17 persone coinvolte (7 provvedimenti restrittivi in carcere, 7 agli arresti domiciliari e 3 misure interdittive), ritenute responsabili, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici , traffico d'influenze illecite, corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio. Con lo stesso provvedimento è stato disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 6 imprese e dei rispettivi beni aziendali il cui valore complessivo è stimabile in almeno 50 milioni di euro. Nell'indagine è entrata anche Gespi Srl, la società megarese che da trent'anni gestisce l'inceneritore per rifiuti marittimi/terrestri, utilizzato anche dal Comune di Augusta per l'incenerimento delle carcasse animali, dei materiali derivanti da estumulazione e tumulazioni del Cimitero Comunale.
Poi c'è un filone parallelo, che poco ha a che fare con i rifiuti, ma indichiamo per completezza d'informazione : estorsione e rapina, con l'aggravante del metodo mafioso, usura per completare un quadro investigativo che ipotizza il "metodo mafioso" e l'appartenenza a clan etnei di alcuni protagonisti. Le indagini sarebbero state avviate già nel 2012 e completate nel 2015, come riferito in conferenza stampa dai vertici investigativi. Molto prima che scoppiasse la vicenda "polverino dell'Ilva" che oggi in tanti stanno sventolando , forse per mero protagonismo. Le indagini sui rifiuti avrebbero accertato che, in estrema sintesi, piccole discariche sono diventate, nel corso degli anni, discariche gigantesche in un momento in cui la Sicilia, la provincia di Siracusa in particolare, sta prediligendo la "raccolta differenziata" per liberarsi dalla schiavitù della monnezza, delle discariche e degli inceneritori.
"La magistratura è bene che faccia chiarezza su come e con quali complicità piccoli impianti, sono diventati in breve tempo enormi discariche e grandi inceneritori per lo smaltimento di rifiuti urbani, speciali e pericolosi". Lo afferma Gianfranco Zanna di Legambiente commentando l'operazione della DDA di Catania che scoperchierebbe un verminaio di fatti concreti e ipotesi che hanno come punto nodale la gestione rifiuti in una regione che ancora oggi mostra evidenti contraddizioni tra raccolta differenzia e continuo utilizzo delle discariche. "Vengano avviati bonifiche e risanamento del territorio martoriato dall'inquinamento e dalle discariche - sostiene Zanna che suggerisce - tutte le autorizzazioni (AIA, VIA, ecc.) rilasciate dai funzionari inquisiti siano immediatamente sospese e riesaminate". L'inchiesta "Piramidi" della Procura catanese sta facendo luce sui traffici di rifiuti e sulle autorizzazioni irregolarmente rilasciate a imprese per realizzare, in un'area a alto rischio ambientale, impianti di smaltimento fortemente contestati dalle popolazioni di Augusta, Priolo e Melilli".
Gianfranco Zanna ricorda che "Legambiente già nell'aprile del 2015 aveva segnalato e denunciato lo smaltimento del famigerato polverino dell'ILVA di Taranto proprio presso la discarica Cisma di Melilli, oggi oggetto d'indagine. Il traffico si era allora interrotto per poi riprendere nell'ottobre 2016 con i trasferimenti via nave e via camion. Solo le vibrate proteste delle popolazioni avevano imposto un nuovo stop a questo insensato smaltimento. Nel contempo la Cisma, - continua Legambiente - facendosi forte dei provvedimenti della Regione che l'hanno autorizzata a installare tritovagliatori e a smaltire ingenti quantitativi di rifiuti solidi urbani, ha presentato richiesta per ampliare grandemente i suoi bacini di ulteriori 3 milioni e mezzo di metri cubi per l'abbancamento di rifiuti urbani, speciali e pericolosi.
Oggi, anche in considerazione dell'inchiesta, è necessario fermare queste insensate operazioni e gli eventuali ampliamenti. Ancor più urgente e doveroso per il Ministro per l'Ambiente e per il Presidente della Regione
- conclude Zanna - è avviare le bonifiche e il risanamento del territorio martoriato dall'inquinamento e dalle discariche. Appare poi indispensabile che tutte le autorizzazioni rilasciate dai funzionari inquisiti siano immediatamente sospese e riesaminate". Le indagini partono da un periodo pre- polverino, si concentrano sulle tante autorizzazioni di ampliamento e mettono una seria ipoteca sul futuro di queste discariche che stavano fagocitando un vasto territorio attorno al triangolo industriale siracusano.
Nei giorni scorsi, prima che esplodesse il caso "Piramidi", oltre a Ignazio Corrao, eurodeputato 5 Stelle, era intervenuto anche il deputato europeo Giovanni La Via :"E' ora di dire basta al modello usa e getta. La Sicilia? Fanalino di coda in Italia, senza cambiamento non c'è futuro. Il Ppe - spiega l'eurodeputato - aveva espresso una posizione più equilibrata tra le esigenze di definizione di obiettivi ambiziosi e un approccio realistico sugli stessi, su quanto si potrà cioè concretamente realizzare entro il 2030 nei diversi Stati, sulla scorta di quanto proposto dalla Commissione europea. Ma confido che durante il negoziato con il Consiglio, e con gli opportuni accorgimenti su norme di calcolo robuste, pratiche e confrontabili per tutti, riusciremo ad ottenere risultati importanti.
La miopia politica in materia ambientale,
- conclude La Via - si porta dietro risvolti pesanti a danno della competitività industriale, e quindi della crescita economica e occupazionale". I dati (fonte Ispra) sulla raccolta differenziata descrivono bene la situazione: "Ultima in Italia con il 12.8 %, a fronte di un 47,5% nazionale in crescita di + 2,3 punti rispetto al 2014 (45.2%). Il trend siciliano è invece incredibilmente in discesa, nel 2014, infatti, era sopra il 13%, mentre la Calabria, penultima, doppia la Sicilia e si attesta al 25%. Dati davvero allarmanti, che impongono un cambio di rotta immediato. Gianni D'Anna © 2017 © www.augustaonline.it





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