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La mafia dietro il trattamento dei rifiuti? 14 arresti.

15 marzo 2017 - "Traffico illecito di rifiuti, estorsione e rapina, con l’aggravante del metodo mafioso, usura, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, falsita' ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e traffico di influenze illecite". Questa la lista dei reati contestati al termine di una complessa operazione denominata "Piramide", coordinata dalla DDA di Catania che è stata portata a termine dal personale della Guardia di Finanza nei territori di Siracusa, Palermo, Catania, Messina e Roma. Questa mattina i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catania e del Nucleo Operativo Ecologico, hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare emessa dall’Ufficio del GIP presso il Tribunale di Catania. Arrestate 14 persone coinvolte a vario titolo, per tre invece sono bastati misure interdittive.
Inoltre e' stato disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di sei imprese e dei rispettivi beni aziendali il cui valore complessivo e' stimabile in circa 50 milioni di euro. La complessa indagine e' stata avviata nel 2012. Secondo la tesi accusatoria tutto girava attorno a Antonio e Carmelo Paratore, padre e figlio, indicati da collaboratori di giustizia come appartenenti al clan Zuccaro di Catania. "Nel dicembre 2012, dal monitoraggio del processo di raffinazione e frazionamento del petrolio da parte delle industrie petrolchimiche, - sostiene l'accusa - si accertava che la principale societa' nel trattamento e smaltimento dei catalizzatori esausti, non piu' rigenerabili, era la Cisma Ambiente SpA, con sede legale ed operativa in Melilli, i cui titolari di azioni, erano diverse societa' tutte riconducibili alla famiglia Paratore".
Secondo gli accertamenti nella discarica per rifiuti pericolosi siracusana, recentemente sotto i riflettori per aver smaltito il polverino proveniente dall'Ilva di Taranto, "grazie alla convivenza di pubblici funzionari della Regione Sicilia, era possibile gestire in modo illecito tonnellate di rifiuti - sostiene l'accusa - realizzando ingenti guadagni ed inquinando gravemente l’ambiente circostante". Nel corso dell’operazione, personale del G.I.C.O. della Guardia di Finanza ha curato l'esecuzione delle misure cautelari reali sottoponendo a sequestro preventivo le quote societarie riconducibili a Carmelo e Antonino Paratore del Lido “Le Piramidi”, delle societa' “Cisma Ambiente Spa”, “Paradivi Servizi Srl” e “Siram Srl” e delle quote riconducibili ai fratelli Giuseppe e Giovanni Amara della societa' Gespi SRL che secondo gli investigatori sarebbero stati in rapporti di affari con la famiglia Paratore.
Il coinvolgimento di quest'ultima societa' augustana ha suscitato parecchia curiosita' in citta'. Il Gruppo Gespi opera da oltre 30 anni nel settore dell’ambiente, leader in Sicilia nel ramo dello smaltimento tramite termodistruzione di rifiuti portuali e terrestri. Il Gruppo, che gestisce l'inceneritore di Contrada Punta Cugno, si distingue sul territorio per l’offerta completa nell’ambito dei servizi marittimi, delle bonifiche ambientali, della produzione di energia elettrica e del recupero/riconversione di siti inquinati e degradati. L'accesso presso le societa' in questione è stato effettuato con i Carabinieri del Comando Provinciale di Catania e del Nucleo Operativo Ecologico.
"Le politiche in tema di rifiuti del presidente Crocetta, sono a dir poco patetiche e dovrebbero esse stesse, divenire atto di interesse da parte delle Procure. ". Questo il commento dei portavoce 5 Stelle del gruppo Assemblea Siciliana e parlamento Europeo in merito all'operazione Piramide che avrebbe svelato l'intreccio tra mafia, rifiuti e funzionari regionali. "Auspichiamo in tempi brevi - sostiene il siracusano Stefano Zito - che gli assessori Croce e Contrafatto, siano convocati a riferire in Commissione Antimafia e in commissione Ambiente per riferire sui fatti accaduti. Inoltre ho chiesto al presidente della commissione ambiente, di verificare quali altri altre autorizzazioni firmate dai funzionari regionali, sono state rilasciate per verificarle di nuovo e per capire quali altre discariche sarebbero state autorizzate da questi soggetti".
Anche la Commissione Europea si e' interessata a seguito di alcune interrogazioni dell'eurodeputato Ignazio Corrao che aveva messo nero su bianco le perplessita' di cittadini ed ambientalisti sul traffico di rifiuti pericolosi dall'Ilva di Taranto alla CISMA. "Augusta e tutto il suo comprensorio - spiega Corrao - continuano a vivere una stagione di agghiacciante sfruttamento industriale palesato anche da un tasso di incidenza tumorale e mortalita' che forse non ha pari a livello europeo, il tutto con la tacita connivenza della classe politica a tutti i livelli.
Il presupposto legislativo per un intervento a livello di Esecutivo europeo e' anche quello della mancata applicazione di procedure volte agarantire una elevata protezione ambientale e sanitaria. E' evidente
- conclude Corrao - che questo obbligo viene continuamente calpestato ad Augusta". La risposta della Commissione Europea era che nell'ambito del procedimento d'infrazione in corso, avrebbe chiesto alle autorita' italiane di fornire ulteriori chiarimenti per garantire che le spedizioni dei rifiuti dell'ILVA fossero effettuate nel rispetto della pertinente normativa dell'UE. © 2017 © www.augustaonline.it





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