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PIANETA DONNA, DIVAGAZIONI MASCHILI SULLO STATUS ATTUALE di Alessandro Mascia
20 maggio 2011 - La società mostra una presenza massiccia di uomini ai vertici di aziende e istituzioni. Sostenere che tale quadro desolante è causato da una cultura sessista e discriminatoria delle donne è corretto, ma non è una spiegazione appagante. Si potrebbe partire dall’assunto che se la concorrenza uomo-donna si giocasse solo sul terreno delle prestazioni intellettive, la donna potrebbe spuntarla per acume, intuito e capacità di sintesi. Ma evidentemente il terreno di gioco non è unico, non è nemmeno duplice: è complesso.
La natura ha dotato la donna di un corpo e di uno spirito atti alla gestazione, alla maternità, alla responsabilità famigliare. Non solo struttura anatomica e fisiologia dell’apparato riproduttivo, ma un sistema cosciente e subcosciente, di matrice biochimica, che investe la donna di un ruolo sociale importante. A ciò si accosti l’interazione con l’ambiente in cui si vive, con la predominante cultura cristiano-cattolica che assegna alla donna il ruolo di madre, moglie e governante del focolare domestico. Mentalità atavica che assegna macchinine e pistole ai maschietti, bambole e carrozzine alle femminucce. Sin dall’infanzia alla donna viene tagliato un vestito che la renderà, in forme più o meno accentuate, subordinata all’uomo. Quell’uomo che nelle apprezzatissime forme di galanteria le ricorderà di appartenere a un genere più fragile quando le aprirà il portello dell’auto, quando le cederà il posto sull’autobus, quando la inviterà a cena facendosi carico della spesa. Durante il periodo del corteggiamento la donna gioca volentieri il ruolo della principessa sedotta. Si abbandona alle attenzioni dello spasimante fiero e baldanzoso che la trasporta in auto, le sottrae le borse della spesa per evitarle sforzi inopportuni, la riempie di doni. Un continuo sottolineare che la differenza di genere si sviluppa più in senso verticale che orizzontale; è più di sostanza che di forma.
Nella costituzione del nuovo nucleo famigliare non c’è scampo per la donna. Per quanto il compagno moderno sia incline a collaborare nelle faccende domestiche, la donna rimane sempre la figura prima. Sceglie i vestiti che i figli dovranno indossare, ne cura la pulizia, la preparazione scolastica, la dieta: fa la mamma insomma. Si affanna dividendosi tra casa e lavoro. Il marito riesce sempre, con lo stesso avallo muliebre, a defilarsi per un'imperdibile riunione di lavoro per seguire un circolo politico cittadino o una sigla sindacale [per scrivere questo articolo di giornale]. L’uomo riconosce la superiorità della donna in seno alla famiglia, la donna, per contro, gli giustifica le più svariate assenze. La vita di lei si normalizza a casa; lui, spesso fuori casa, si trova a poter coltivare le proprie aspirazioni dedicandosi alla carriera lavorativa e/o sperimentando quella politica. Il successo, se arriva, arriva solo per lui. Alla donna rimane di aver generato, allevato e governato una realtà famigliare. Le rimarrebbero, in realtà, anche le quote rosa. Che però sanno di aiutino, hanno il gusto di assistenza, di corsia preferenziale per inabili. Un inoculo forzato di genere che mortifica il merito.
Tutto ciò accade nel modello standard profferto dalla società occidentale. Nel Meridione d’Italia la perimetrazione del mondo femminile è ancora più stringente che al Nord. E un’eventuale eccezione alla regola può risultare catastrofica per l’equilibrio della famiglia. Se una donna vira da madre e moglie verso lidi ambiziosi in campo lavorativo, politico o sindacale, se si sottrae dalla casa, la “casa” crolla. Il padre può assentarsi anche per tutto il giorno senza provocare meraviglia. L’assenza della mamma, invece, si sente. Dunque, nella maggior parte dei casi, rinuncia anche se titolata e preparata. Lo fa per amore, per natura, per coscienza. Oppure lo fa perché, più semplicemente, è donna. Alessandro Mascia - 2011 © www.augustaonline.it
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