|
|
LE VITE ABBANDONATE DI LUIGI MIRTO
28 novembre 2011 - E' stato un fine settimana interessante sotto il profilo culturale. Si è conlcusa la personale del fotografo Luigi Mirto che ha esposto i suoi scatti presso la saletta espositiva "Guido Maddaleni" di APF ,in Ronco Rossi di fronte ai giardini pubblici.
All'inaugurazione erano presenti il vice- sindaco calogero Geraci in rappresentaza della città, i soci di APF e numerosi appassionati di fotografia. Il presidente Romolo Maddaleni ha introdotto l'ospite spiegando "della folgorazione improvvisa che gli scatti di Luigi hanno provocato in tutti noi". Un reportage composto da 26 immagini in bianco/nero che aprono uno spaccato su un mondo terribile fatto di abbandono e miserie umane. L'associazione APF ha centrato un obiettivo importante con Luigi Mirto che nel 2012 sarà ospite nella prestigiosa International gallery di New York. Mirto è riuscito con maestria ad entrare nel delicato mondo degli ex manicomi, mai chiusi realmente, nelle case di riposo e di cura. E' riuscito a puntare il suo obiettivo offrendo discrete attenzioni verso chi è diverso o considerato tale da un mondo esterno sempre più disumanizzato. "Vite vissute...vite abbandonate" questo il titolo del reportage del fotografo originario di Monreale che tocca con immensa sensibilità un mondo che ci sfiora quotidianamente ma nessuno vuole vedere. Gli scatti in bianco e nero parlano più delle parole e mostrano uno spaccato di vite reali che lascia con l'amaro in bocca. Luigi Mirto è un architetto progettista con la passione per la fotografia. Ha all'attivo anche parecchie esperienze di fotografo di scena di teatro e cinema. L'immagine dell'articolo ci è sembrata la più toccante tra tutte quelle esposte. "Figlio di nessuno", che in tutta la sua freddezza pone una domanda :cosa ci fa un bambino in questo inferno?
Le figure scorrono davanti in una sequenza ben precisa voluta dall'autore : un ex ragioniere che tutto il giorno fa di conto con sue formule matematiche e teoremi con lo sguardo nel vuoto e le dita nell'aria. Giovani donne che sembrano anziane, piccole manie di chi utilizza cartoni e sacchetti come bagagli per custodire povere cose. Storie di ordinari abbandoni che hanno come unico denominatore l'interesse, il denaro
Perché è risaputo che in questi luoghi , siano ex manicomi o case di riposo, spesso ci trovi chi ha donato tutta la loro vita e i loro averi a figli e parenti e che ,in cambio, vengono abbandonati nel silenzio e nella solitudine. Così Luigi, travestendosi come uno di loro, è riuscito a carpirne la fiducia e riprendre i gesti quotidiani : i sorrisi e i pianti, i gesti e le piccole manie, in un universo estraneo all'esterno. Toccante la storia dell'uomo che dorme con accanto una bambola di pezza, ormai consunta dal tempo, che rappresenta un figlio perduto. Un giovane chiamato Cassius Clay, pericoloso ma inerme nei momenti di calma, autolesionisti cronici , il Boss di Pindemonte, capo incontrastato della comunità. "passato il lungo viale d'ingresso - ha raccontato Luigi - mi sono trasformato, mi sono cambiato d'abito, cercando di mimetizzarmi il più possibile, sempre con cautela , solo per fare conoscere le loro sofferenze. Ho passato giorni belli, interessanti dal punto di vista umano, ho conosciuto persone considerate pazze ma che se fossero trattate bene potrebbero vivere benissimo in società. Quando si fa qualcosa - continua Luigi - si deve fare con il cuore, quando si fotografa una persona bisogna entrare in sintonia. La macchina fotografica è il mio occhio. Ai tempi dell'istituto d'arte - conclude Luigi - un mio grande maestro è stato Renato Guttuso che mi diceva il segreto nel fotografare persone e carpirne l'intimo". Una personale interessante che ha lasciato un segno tra coloro che hanno avuto la fortuna di visitare. Una grande lezione per fotografi amatoriali, anche per chi si ritiene bravo, un insegnamento di umile protagonismo. Un tracciato di volti e situazioni che dimostrano come l'uomo sia l'essere più spietato. Perchè nel mondo animale ,tra tutte le razze, non esiste un altro simile esempio di cattiveria, non troverete mai , neanche nella giungla, tra le bestie più feroci, un manicomio con vite abbandonate. Gianni D'Anna - 2011 © www.augustaonline.it
|