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Porto di Augusta : sussurra e grida del territorio

19 giugno 2017 - Sembra passato un secolo dalla manifestazione provinciale del 10 febbraio, i buoni propositi, i tavoli in comune tra politica, operatori e sindacati. Sembra passato un secolo da quando si discuteva di sede della nuova autorità portuale Augusta o Catania. La politica ha dimostrato, ancora una volta, che va avanti nonostante tutto, contro ogni protesta, contro le oggettive ragioni di regole comunitarie. Adesso si attende solo che si completi l'ultimo tassello : un comitato che affianchi il presidente dell'Autorità di sistema mare della Sicilia Orientale. Mentre continuano a rimanere fermi i finanziamenti comunitari che probabilmente serviranno per progetti vecchi e obsoleti da realizzare nel porto Megarese o per tentare di nobilitare un porto regionale che potenti lobby vorrebbero trasformare in un tempio della portualità siciliana, peccato che non ci sono spazi sufficienti a catania per sviluppare un porto / catino a meno di non abbattere mezza città per fare posto a piazzali, o estendersi verso il mare per creare nuove banchine.
In questo desolante quadro che conferma la mancanza di progettualità e visione del futuro s'innesta un dibattito , caratterizzato da una forte componente demagogica in assenza d'infrastrutture che continuano a rimanere sulla carta, senza possibilità di essere realizzate in tempo."Mentre sul territorio si disquisiva su chi, tra Augusta e Catania, avesse maggiore titolarità per l'Autorità portuale, Gentiloni metteva in atto l'ennesimo affronto ai danni della Sicilia, per non dire di tutto il Meridione". Il dito puntato contro il Governo italiano è dei tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil - Roberto Alosi, Paolo Sanzaro e Stefano Munafò.
Da mesi si parla della famigerata nuova "via della seta" che Gentiloni avrebbe suggerito ai suoi interlocutori cinesi, durante la sua visita in Oriente, ipotizzando un collegamento tra la Cina, Nord Europa e Atlantico, bypassando i porti della Sicilia, puntando, come porti di snodo, su Genova, Venezia o Trieste. Considerando che l'unica via marittima per raggiungere l'Europa passa per il Canale di Suez. "Sono tanti i paradossi in questa vicenda, - spiega una nota congiunta - a partire dal fatto che il porto di Augusta era l'unico indicato come porto Core dall'Unione europea. Ma non solo: per la sua centralità geografica era stato interpretato da varie forze economiche e produttive mondiali come rotta ideale per il commercio , conferma ne è l'interesse palesato proprio da un potente gruppo cinese che però diresse verso altri porti i propri intenti commerciali, dopo essersi ripetutamente imbattuto nell'immobilismo - per non dire nei continuati ostacoli - posti dalle lungaggini burocratiche, se non dall'immobilismo istituzionale della nostra terra".
Alosi, Sanzaro e Munafò esprimono forte rammarico - :"In questi anni la politica , sia a livello regionale sia a livello nazionale, non ha mosso un dito perché il porto megarese vedesse riconosciute tutte le sue potenzialità. Una politica che anche oggi colpisce per la sua assenza, per il suo silenzio, per la sua indifferenza verso le questioni di quel territorio che li ha eletti . In un sopralluogo il ministro Del rio ,in merito ai lavori necessari per completare tutta la struttura, li definì di entità tale da non poter essere effettuati in tempi logici. Ma tutto finì lì, perché anche in quel caso nessuno se ne occupò".
Alosi, Sanzaro e Munafò, lanciano un appello alla politica: "Poiché al momento le indicazioni dei porti di Genova, Venezia e Trieste sono solo a carattere di suggerimento, i nostri esponenti parlamentari sono ancora in tempo per agire e far sì che alla Sicilia e ad Augusta in particolare, sia riconosciuta la giusta centralità nel commercio internazionale e in particolare nello scambio tra Nord Europa, Atlantico e Oriente. E il territorio ovviamente si aspetta che anche i rappresentanti istituzionali, in altre parole i sindaci, si muovano nella stessa direzione. Il sindacato - conclude la nota - intende mobilitarsi, ricorrendo a ogni forma di protesta civile, per evitare questo ennesimo scippo. La nostra terra merita di avere, finalmente, i giusti riconoscimenti".
Quindi si torna a parlare di "mobilitazione" che da più parti si spera non finisca come a febbraio, quando tutti erano disposti a strepitose azioni per poi dileguarsi nel classico schema della più inopportuna indifferenza. Sussurra e grida di un territorio che non ha rappresentati convincenti e pronti al sacrificio. "La via della seta" è l'ultimo mantra della politica italiana. Il termine risalirebbe al lontano 1877, quando un autorevole geografo tedesco descrisse in un libro il mondo di quel reticolo di vie di comunicazioni, terrestri e marittime, che dalla Cina e dai paesi del Levante portavano merci nel cuore dell'Europa. Già nel XIII secolo molti mercanti veneziani, il più famoso dei quali Marco Polo, aveva aperto vie di commercio con la Cina. Oggi la faccenda si complica perché non bastano carovane e piccoli approdi, occorrono infrastrutture e investimenti che ad Augusta e Catania stentano a essere realizzati. Comunque la pensiate, rimangono solo progetti antiquati sulla carta alla mercè della politica sempre a caccia di consensi. Gianni D'Anna © 2017 © www.augustaonline.it





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