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Ambiente sotto i riflettori. Alosi chiede tavolo in Prefettura

17 aprile 2017 - Il blitz "mordi e fuggi" dei deputati 5Stelle con fermate davanti all'inceneritore di Augusta e alla discarica Cisma di Melilli; l'ordinanza del sindaco Di Pietro per l'abbattimento di 24 capi di bestiame che sono stati trovati contaminati da diossina e PCB già nel 2014; lo sversamento di prodotti petroliferi causati da un probabile "furto" nella zona industriale , in zona contrada Punta Cugno; il riacutizzarsi delle segnalazioni di fastidi odorigeni diffusi che ha portato agli esposti alla Procura della Repubblica di Siracusa. Questi gli ultimi episodi che hanno riportato sotto i riflettori la questione ambientale nell'area Nord della provincia di Siracusa.
Sulla questione emissioni inquinanti interviene il segretario generale CGIL della provincia di Siracusa. "Controllore e controllato fuori controllo. E' questa la paradossale condizione che vive Siracusa ormai da troppo tempo sul tema dell'ammorbamento dell'aria e delle molestie olfattive". Roberto Alosi sostiene che si tratta di :"Una condizione di forte preoccupazione aggravata dalle continue concentrazioni assai significative di idrocarburi non metanici e di idrogeno solforato, ancora una volta, rilevate in questi giorni. Per non parlare dei ripetuti sfiaccolamenti e della loro concentrazione durante i week-end che continuano a immettere nell'aria sostanze inquinanti che appartengono anche a categorie non normate e per le quali non è previsto alcun piano di intervento".
Quelle delle emissioni è una delicata questione anche in considerazione della mancanza di un Piano Regionale dell'Aria, aggravato da una rete di monitoraggio che fa acqua da tutte le parti, con centraline inoperative per mancanza di finanziamenti o inadeguate tecnicamente. Per non parlare di limiti di emissione che secondo gli ambientalisti sarebbero inadeguati per la salvaguardia della salute pubblica. Il sindacato fa da megafono al malcontento generale. :"Lo stesso sistema delle imprese, - continua Roberto Alosi - ormai da troppo tempo sovraesposto. Sul tema dell'inquinamento ambientale e in rotta di collisione con il territorio, non può più assorbire l'onda d'urto di una dichiarata ostilità della popolazione giustamente allarmata e preoccupata.
Nè serve trincerarsi dietro l'assenza strategica di un Piano regionale della qualità dell'aria che interessi contrapposti mantengono ancora bloccato.
- sostiene Alosi - Ce n'è abbastanza perché si riprenda il tavolo di confronto prefettizio, già insediato qualche tempo fa, fra tutti i soggetti istituzionali, sindacali e politici affinché si fronteggi l'emergenza e si superino con determinazione le resistenze emerse fino ad oggi dal sistema imprenditoriale coinvolto. Si riapra il confronto sulla necessità improrogabile di controllare, monitorare e catalogare - conclude il segretario Cgil - qualunque sostanza inquinante immessa nell'atmosfera da ogni singolo camino industriale e si diano risposte certe e definitive,
in grado di rassicurare un territorio aggredito e martoriato che non può più attendere i tempi lunghi della politica
". Gli episodi dello sversamento di idrocarburi nei pressi dello stabilimento Sasol e della mandria contaminata pone l'attenzione sull'inquinamento dei suoli. Nel primo caso sono in corso le indagini per scoprire gli ignoti autori che con il tentativo di furto hanno provocato l'inquinamento che l'Arpa starebbe monitorando. Mentre per il caso dei bovini "condannati a morte" per una colpa mai commessa, appare evidente che l'incenerimento dei capi di bestiame non risolve il problema, che andrebbe valutato con molta attenzione. Perché le mucche pascolavano probabilmente in terreni contaminati alle porte della città. Le regole del bio-accumulo non lascerebbero dubbi salla fonte della contaminazione.
Non pare sia stato emesso alcun provvedimento o segnalazione dei terreni contaminati, il lunedì di Pasquetta appena trascorso sono state segnalate delle caprette al pascolo nella stessa area. Mentre dovrebbe essere prioritario controllare, a tappeto, tutte le aree attorno alla città utilizzate a pascolo. Salvare le mucche dalla morte dovrebbe essere un dovere umano e civile permettendo alle incolpevoli bestie di vivere, cautelando i proprietari con indennizzi a norma di legge, magari affidando i bovini ad associazioni che se ne prenderebbero cura. Non si può certo considerare quelle bestie come delle cose (in)animate da eliminare solo perché non potranno più fare reddito. La sterilizzazione sarebbe stato una valida soluzione che avrebbe evitato che si riproducessero.
Non dimentichiamo che nelle città , comunque, la più alta carica per la difesa della salute pubblica sono i primi cittadini che hanno tutte le armi legislative per imporre i rispetti dei limiti di emissione. Da oltre dieci anni suggeriamo alle varie amministrazioni megaresi che si sono susseguite al governo della città di adottare un Piano di emissioni comunale per monitorare tutti i punti di possibile inquinamento, compreso il micidiale e sottovalutato traffico cittadino. Gianni D'Anna © 2017 © www.augustaonline.it




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