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GdF - Sistema Siracusa: i dettagli dell'inchiesta

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06 febbraio 2018 - Quello che viene fuori dalle indagini , con il passare delle ore, appare in tutta la sua gravità. Le inquietanti presenze in certi uffici giudiziari agivano alla luce del sole senza alcun timore, sicuri di un'immunità assoluta. In passato chi ha tentato di intralciare certi "metodi disinvolti" è stato colpito e punito con denunce e indagini per indurli al silenzio. Sentenze aggiustate, apertura di fascicoli per giustificare l'accesso agli atti su persone e società, apertura indagini su persone che avevano avuto il torto di "intralciare".
Così nel mirino del gruppo in oltre dieci anni sono finiti colleghi magistrati, poliziotti "rompiballe" che non si adeguavano al sistema, testate online e giornalisti locali che avevano avuto il torto di attraversare la strada di una potente lobby. Temerarie denunce per diffamazione e la conseguente richiesta di danni morali erano l'arma efficace contro certi giornalisti ,spesso nel silenzio totale della categoria. Chi toccava certi argomenti era da isolare e punire, nel più classico dei ragionamenti : "ne colpisci uno per educarne cento".
Il Gip ha evidenziato la "svendita della funzione" di certi magistrati. Reati contro la pubblica amministrazione che sono stati documentati grazie al certosino lavoro congiunto tra la Procura di Roma e Messina, in quest'ultimo Tribunale sono stati celebrati i processi contro i "nemici" di un gruppo che agiva come una macchina da guerra. Le indagini e le perquisizioni sono ancora in corso. Le Procure hanno indicato certi metodi "disinvolti" usati . Tali condotte sono riscontrate specialmente a partire dal 2013 e sino ai primi mesi del 2017.

I metodi usati
Erano tre le tipologie : creazione di fascicoli "specchio", che il magistrato infedele "si auto-assegnava - spiegano i pm che hanno condotto l'inchiesta - al solo scopo di monitorare ulteriori fascicoli d'indagine assegnati ad altri colleghi (e di potenziale interesse per alcuni clienti rilevanti degli avvocati Calafiore e Amara), legittimando così la richiesta di copia di atti altrui, o di riunione di procedimenti;
poi c'erano i fascicoli "minaccia", in cui "finivano per essere iscritti
- con chiara finalità concussiva - soggetti "ostili" agli interessi di alcuni clienti degli avvocati amici e fascicoli "sponda", che erano tenuti in vita "al solo scopo di creare una mera legittimazione formale al conferimento d'incarichi consulenziali (spesso, radicalmente inconducenti rispetto a quello che dovrebbe essere l'oggetto dell'indagine), il cui reale scopo era servire gli interessi dei clienti dei due legali".

Le microspie in ufficio
Giancarlo Longo, ex pm di Siracusa, arrestato oggi, per associazione per delinquere e corruzione, aveva avuto il sospetto che stessero indagando su di lui. Per questo commissionò a un privato che lavorava con la Procura di effettuare una bonifica all'interno del suo ufficio per verificare l'eventuale presenza di microspie. La bonifica non diede frutti, ma Longo, qualche giorno dopo, trovò le "cimici" da solo. Chi fa da se fa per tre. Una telecamera piazzata nella stanza lo riprende mentre sale sulla scrivania per perlustrare l'ufficio. Per accertare chi gli avesse dato la 'dritta', gli inquirenti decisero di sequestrargli il cellulare e andarono in Procura, ma l'ex pm non c'era. Ad avvertirlo secondo gli investigatori fu un collega, anche lui già indagato e condannato, in via definitiva, per vicende analoghe.
A quel punto, Longo si precipitò in ufficio e sostenne che il cellulare si era rotto. Gli investigatori non sono riusciti a trovare quel telefonino che avrebbe confermato il nome del collega si preoccupò di avvisarlo sulle indagini in corso, che equivale al grave reato di "rivelazione di segreto d'ufficio". Longo era già stato sanzionato nei mesi scorsi dal Csm a seguito di un procedimento disciplinare e poi trasferito il 26 luglio da Siracusa, dove era pm, al tribunale civile di Napoli come giudice. Il trasferimento in prevenzione è avvenuto su sua domanda. Mentre il suo collega , seppur condannato in via definitiva per abuso d'ufficio commesso nel Palazzo di Viale Santa Panagia ha continuato a permanere in quella sede. © 2018 © www.augustaonline.it





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