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LE ENTRATE DEL PORTO IN CAMBIO DI UN OSPEDALE EFFICIENTE di Punteruolo Rosso
26 agosto 2010 - L'accise dei prodotti petroliferi per salvare l'ospedale Muscatello? Oramai è cosa nota, da settembre l'ospedale sarà fortemente ridimensionato e trasformato in Presidio territoriale di assistenza, poco più di un pronto soccorso. Dopo l'estate, in poche parole, ci ritroveremo un ospedale a metà. Da mesi i politici locali si accapigliano a colpi di comunicati che i giornali locali,solo per dovere di cronaca, pubblicano senza che si riesca a scoprire dove sta l'imbroglio e chi dice più bugie. Per mesi la politica si è interrogata su cosa fare, è mancata una vera unione di intenti. La stessa disunione si respirava in alcuni reparti per le lotte "politiche" tra possibili primari, che hanno accresciuto le difficoltà del nosocomio e lo hanno reso maggiormente vulnerabile. Ci saremmo aspettati una mobilizzazione della città, uno sciopero generale, più volte annunciato, che avesse come punto centrale il porto, con il blocco delle navi che trasportano prodotti petroliferi in ingresso e uscita, ma la città appare come anestetizzata, incapace di reagire e dare forti segnali, l'opinione pubblica non esiste più, è morta sotto una coltre di indifferenza. Ci saremmo aspettati che la politica si impegnasse a fare comprendere all'assessore Russo che il territorio ha dato troppo in termini di salute collettiva. Il governo nazionale non aiuta il meridione perché ostaggio di una Lega sempre più grassa di potere romano. Mentre il governo regionale, che deve far fronte alla riorganizzazione della sanità, sopravvive tra una giunta tecnica e l'altra, comunque con interessi politici in altre realtà ,lontano dalla provincia siracusana. Di fronte al contenimento della spesa pubblica il diritto alla salute pare sia passato in secondo piano. A questo punto non rimane che sperare nel federalismo. Non possiamo pensare di intraprendere una guerra tra poveri: Lentini, Augusta, Avola, Noto. Bisogna lavorare insieme. Ma cosa potrebbe aiutarci?
Per anni i politici della provincia, di ogni schieramento,hanno tuonato contro la chiusura dell'ospedale Muscatello. Alcuni si sono elevati a paladini per ottenere uno sconto sui prodotti petroliferi alla pompa nei luoghi di produzione. Per anni sono state improntate campagne elettorali su questi temi, poi dopo ogni elezione il silenzio. Adesso che si parla di federalismo bisogna iniziare a fare sul serio. Non si può passare per servi sciocchi, inutili e parassiti della Padania che per anni si è ingrassata, immeritatamente, con i soldi che arrivavano dal polo petrolchimico di Augusta-Priolo-Melilli. Manca un serio partito del Sud capace di essere il vero ago della bilancia per le prossime elezioni. Come nel Nord la Lega, oggi, riesce ad essere vicina alle esigenze del popolo settentrionale, il partito del Sud potrebbe riportare speranza al popolo del meridione. Sicuramente non dovrebbe tradire un elettorato da troppo tempo mortificato. Dovrebbe farsi portavoce anche del cambio della legge elettorale nazionale, con cui i deputati vengono nominati dalle segreterie romane e non scelti dal popolo. Come diceva George Washington "la libertà quando comincia a mettere radici è una pianta di rapida crescita". Ci auguriamo che qualcuno annaffi giornalmente questa pianta e renda il popolo del sud libero, senza compromessi. Il ministro Tremonti, vicino al popolo del Nord e massimo esponente della finanza creativa, conosce bene come il territorio siracusano contribuisce nelle entrate dello Stato. E' noto che il gettito legato alle accise è di fondamentale importanza per la fiscalità interna di ogni singolo Stato, costituendo una parte cospicua delle entrate nel bilancio di ogni Paese. L'armonizzazione delle accise, attraverso opportune norme europee che disciplinano il settore, ha rappresentato un fattore indispensabile nella corretta instaurazione del mercato unico europeo. Tuttavia è stato lasciato ampio spazio alla sussidiarietà di ogni Stato membro. Ma allora se le accise prodotte nel siracusano restassero sul territorio avremmo di che campare, dovremmo avere i migliori ospedali dell'Italia. Che ben venga il federalismo. Ma chi si può fare interprete di questo concetto basilare? La cosa importante, infatti, è che le accise concorrono non solamente in campo tributario, ma anche nei settori industriali, energetico, sanitario, sociale, dei servizi e trasporti. Grazie alle entrate riscosse sul territorio potrebbero nascere dei veri centri di eccellenza ospedalieri sia ad Augusta che a Lentini.
La legge che delega il Governo all'attuazione del federalismo è operativa. I primi decreti sono pronti. Ma i politici che ci rappresentano, anche nel governo Berlusconi, come si muoveranno?
Ben venga il federalismo se ci renderà più responsabili, se porterà ciascuno a rimboccarsi le maniche. Per anni ci siamo cullati sugli stipendi sicuri che arrivavano dalla zona industriale, ma rispetto ad altre realtà isolane si è ridotta la creatività e l'intraprendenza. Adesso è arrivato il momento di svegliarsi. A cominciare dalla politica nostrana che si dovrebbe impegnare, affinché il federalismo berlusconiano, molli sul territorio le accise petrolifere. Se il Nord di Bossi può essere legato alle accise sugli alcolici e tabacchi, la Sicilia e in particolare la provincia di Siracusa, può vivere di rendita grazie alle accise sui prodotti derivati dal petrolio e sulla produzione di energia elettrica. L'accisa non è altro che una imposta espressa in termini di aliquota, un tributo indiretto che colpisce singole produzioni e singoli consumi. In Italia le accise più importanti sono quelle relative ai prodotti energetici. Una volta venivano pagate alla produzione. Il conducente dell'autobotte prima di oltrepassare il cancello della raffineria o il comandante della nave, prima di salpare, dovevano pagare l'imposta secondo il tipo di prodotto caricato e il peso. Oggi le accise sui carburanti vengono pagati alla pompa. Tremonti incassa tutto, poi elargisce i trasferimenti finanziari a Regioni ed enti locali. Nel Sud arrivano solo le briciole, che mantengono questa provincia in uno stato di sudditanza. Una provincia che ha dovuto attendere decenni per avere le autostrade che unissero la zona nord con quella a sud. Certo qualsiasi futuro governo di centro-destra o di centro-sinistra deve essere messo a conoscenza che il 32% delle accise di tutta l'Italia vengono prodotte nel petrolchimico siracusano, quello delle maggiori raffinerie, delle centrali elettriche obsolete della Agip acquisite dalla Erg o quelle dell'Enel Tifeo. Quest'ultima sicuramente continua a marciare con una proroga e con la promessa di futuri investimenti, ma nel frattempo mentre si riapre l'Enel Tifeo l'ospedale chiude. Per non parlare delle milionarie tasse portuali che la Port Authority incassa quotidianamente senza spendere un solo centesimo sul territorio, neanche per la manutenzione ordinaria. Ma questo enorme gettito incassato non vale un ospedale più efficiente e all'avanguardia al posto di un misero presidio terittoriale di assistenza? Punteruolo Rosso © www.augustaonline.it
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